domenica, 04 novembre 2007 - 19:20

I giorni passano tutti uguali ("Ma alcuni sono più uguali degli altri"... ok, non c'entra), i mesi sembrano settimane, le settimane sembrano giorni e la situazione mentale (o materiale, temporale, unaggettivoacaso) in cui mi trovavo 5 (cinque) anni fa è rimasta la stessa. No dai, qualcosa è cambiato: prima era casa-scuola/scuola-casa, poi è diventato casa-università/università-casa, ora è casa-lavoro/lavoro-casa. Cavoli, forse la chiesa avrebbe potuto essere un ottimo diversivo!!
Il pugno che ho chiesto qualche tempo fa non me lo ha ancora dato nessuno, ma lo so che la colpa è mia.

In sostanza, sono scomparsa dal blog (che comunque negli ultimi tempi aveva una media di 2 post al mese) non per i troppi impegni, ma perché non ho niente da dire.
"Ok", mi direte, "ma Paola: la fame nel mondo, gli uragani, il riscaldamento globale, i diritti degli esseri viventi tutti, sono argomenti di cui potresti parlare". Vero!! Ma io parlo e chi cazzo mi ascolta??? 10 persone al massimo leggono questo blog, che nella metà dei post contiene deliri deprimenti tipo questo, perché non è possibile parlare dei problemi del mondo se non si riesce a risolvere i propri.
E dato che sono la prima che mal sopporta i deliri deprimenti, mi chiedo quale scopo abbia questo blog e se sia il caso di continuare o di chiudere, per la seconda volta ma definitivamente, questa sorta di esperimento fallito.

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domenica, 02 settembre 2007 - 18:01

vita vissuta

E anche quest'anno i miei sono partiti per due settimane e anche quest'anno io rimango qui.
L'anno scorso sono rimasta a causa di un esame che ho dovuto ridare a settembre, quest'anno a causa del lavoro.
Intanto sto disperatamente cercando di convincere i miei zii a non insistere perché vada a cenare da loro tutti i giorni. È stata già una grande conquista ottenere di dormire *a casa mia*.
Non so, una a 22 anni (anzi, quasi 23...) non è capace di gestirsi la vita? Capisco che mia cugina, che ha paura dei ladri e soffre di crisi di panico, abbia preferito dormire da me quando i suoi sono partiti, ma disponendo io di un allarme supertecnologico che copre tutta la superficie della casa e dormendo al terzo piano, che necessità ho di dormire altrove?
E che necessità ho di farmi preparare da mangiare? Per di più, i suddetti zii sono divoratori di carne: non posso certo costringerli a inventarsi robe diverse per due settimane. E non ho intenzione di vivere di sole pasta e lattuga per due settimane.
Quindi stasera dovrò farmi valere!

...

Ma si può?!
Più ci penso più mi sembra una situazione assurda...

Aggiornamenti a più tardi.

Aggiornamento del 3 Settembre: ce l'ho fatta!

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martedì, 14 agosto 2007 - 13:53

vita vissuta, odissea-lavoro

È il 14 Agosto e io sono qui a lavorare.
O meglio, sono al lavoro a non fare praticamente niente. L'azienda non chiude in Agosto.
Come se avessimo chissà cosa da fare.
Mi annoio talmente che ho persino cercato nella Mappa Caratteri la "e" maiuscola accentata per iniziare questo post.

Cià, mettiamo una faccina, che non le ho mai usate. Una a caso.
Mi sa che è il mio ritratto davanti al computer.

Parliamo un po' del mio lavoro, vi va? No? Beh, neanche a me, ma ve ne parlo lo stesso.
Dopo essere tornata dalle vacanze, ovvero il 1° Agosto, il capo mi dice che no, purtroppo non può più farmi il contratto d'apprendistato per 2 anni, perché ha controllato e il contratto d'apprendistato dura 4 anni e in questo momento non ci sono soldi per darmi i contributi e io volevo ma non posso ed è andata così spero non ti sia illusa e...
... ci credo ancora alla befana?? No, infatti non mi ero illusa, conosco la situazione dell'azienda, ho accesso alle fatture e mi rendo conto che i soldi non ci sono, però 'sti ragionamenti me li poteva fare benissimo un mese prima.
Fatto sta che ora mi ritrovo con un contratto di collaborazione occasionale, che legalmente (leggasi "teoricamente") non può superare i 30 giorni e non obbliga il lavoratore a presentarsi in ufficio, ma che in pratica si traduce in 5 mesi di presenza fissa in ufficio, 8 ore al giorno, 5 giorni a settimana.
Ok, sono 800 € netti di "stipendio" mensile, ma senza contributi, ovviamente. E non posso nemmeno pagarli volontariamente.

Morale della favola, gli ho detto che sì, accetto il contratto, sui soldi non sputo, ma che nel frattempo cerco altro. Insomma, un anno di contributi mancati mi scazzerebbe alquanto.
So già comunque che non riuscirò a trovare niente di meglio.

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giovedì, 02 agosto 2007 - 14:09

letture


Fino a qualche anno fa, io e una mia amica, che non vedo più da un sacco di tempo, purtroppo, ci scambiavamo manga da leggere (in realtà lo "scambio" era praticamente a senso unico, da lei a me...).
Leggevo di tutto, dagli shojo ai polizieschi, divorando intere serie in una settimana. Quando poi un manga mi piaceva particolarmente, correvo a comprarlo in blocco.
Forse questa lettura sfrenata è stata un po' deleteria: per la smania di sapere come andavano a finire le storie, non mi soffermavo mai abbastanza sui particolari, sulla scelta dei dialoghi, sui disegni. Me ne accorgo quando, a distanza di tempo, riprendendo in mano alcuni vecchi manga, mi rendo conto di aver dimenticato metà della trama.
Con "New York New York" è stato anche peggio, perché, dopo averlo letto "a sbafo", sono riuscita a recuperare solo il n° 4.
Il mese scorso, però, grazie al dio/demone Ebay, ho trovato a poco prezzo tutti i numeri.

Facciamo una premessa (per quanto possa definirsi "premessa", arrivati a questo punto): a me gli shonen ai e gli yaoi non piacciono.
E non fate quelle facce stupite e scandalizzate :)
Non per l'argomento, figurarsi, ma per il modo in cui è trattato. Se una storia non sta in piedi, la pillola può essere indorata quanto volete, ma non riuscirà a piacermi.
"New York New York", pur zoppicando in certi punti, racconta una storia plausibile e senza troppe forzature. Si tratta comunque di una manga per ragazze e certe mielosità nei dialoghi e nei disegni sono inevitabili, ma non pesanti.
Ci sono anche tutti i cliché legati ai rapporti omosessuali, ma i personaggi sono ben presentati, le vicende ben costruite: ci si affeziona subito agli sfortunati protagonisti e soprattutto si rinforza la convinzione che ognuno di noi dovrebbe essere libero di vivere la propria vita come crede e non come credono gli altri.

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lunedì, 30 luglio 2007 - 17:36

vita vissuta, scoperte

Scusate l'assenza dal blog, ero in quel di Calabria.

Durante queste vacanze:
- ho scoperto che anche in Abruzzo il pane è senza sale, come in Toscana. O almeno è così in provincia di Teramo;
- un bimbo di 6 mesi mi ha rigurgitato addosso il latte appena bevuto;
- ho avuto l'influenza per 3 giorni, giusto quando avevamo deciso di fare una gita che ci schiodasse dal solito posto;
- la mia decisione di non avere figli è stata rinsaldata (ma non a causa del bimbo di cui sopra, che dopotutto era un tesoro di bimbo)
- ho deciso che voglio comprarmi un libro di disegni da colorare e un pacco di pennarelli.

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giovedì, 12 luglio 2007 - 14:42

letture


Non avevo mai letto un libro di Nick Hornby. Per intenderci, è l'autore di "About a boy", da cui è stato tratto l'omonimo film, che ha me non è piaciuto un granchè.
E allora perché ho comprato questo libro? La verità sta nel poco tempo che avevo a disposizione, nella poca scelta dello scaffale Esselunga e dallo sconto sul prezzo di copertina.
Quando sono tornata a casa con questo libro in mano mi sono stupita di me stessa, dato che da anni leggo praticamente solo fantasy e fantascienza e qualche saggio contemporaneo.

Ma eccovi in due righe la trama...
L'ultimo dell'anno, quattro persone si incontrano sul tetto di un palazzo, conosciuto dai londinesi per essere il luogo prediletto dei suicidi. Nessuno di loro si conosce, sono persone completamente diverse, il cui unico punto in comune è il desiderio di farla finita. I quattro si mettono a parlare tra di loro per raccontarsi i propri problemi e decidono di rinviare il suicidio.
Le situazioni che seguono sono paradossali, ma sono situazioni che sembrerebbero poter capitare a chiunque. Il suicidio rimane sempre un'alternativa che i personaggi si riservano di scegliere ma, per il modo umoristico in cui l'autore descrive la vicenda, appare sempre come qualcosa di distante.

La narrazione è affidata ai quattro protagonisti, che raccontano le loro vicende come in un diario.
In definitiva, è un libro ben scritto, che sorprende per l'inventiva dell'autore e della sua capacità di cambiare linguaggio a seconda del personaggio narrante (senza dubbio si perde molto di questo nella traduzione).

La morale sembra essere "Con tutte le sfortune che possono capitarci nella vita, si può sempre trovare una soluzione" ma, in fondo, il libro lascia il ricordo di una lettura piacevole e senza troppe pretese.

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sabato, 07 luglio 2007 - 19:14

cazzate e varie

Volevo creare un layout più allegro del precedente, ma come al solito non ci sono riuscita. Il fascino malinconico di questa foto mi ha rapito.

Ho rubato l'idea a Betta e ho messo nella colonna di destra il libro che sto leggendo in questo momento. L'intenzione è di scrivere dei brevi commenti alla fine di ogni lettura... chissà se avrò voglia/tempo.

Vorrei avere altre cose da dire.

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giovedì, 21 giugno 2007 - 22:55

cazzate e varie

Avete bisogno di un consiglio?
E cosa aspettate?

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venerdì, 08 giugno 2007 - 13:44

considerazioni sul mondo

Quest'oggi vorrei farvi leggere un'interessante (e anche abbastanza divertente) articolo apparso sul quotidiano gratuito "Metro" nell'edizione di Milano. Prevedo critiche all'ultimo paragrafo, ma non è quello che conta :)

L'articolo è della scrittrice Randa Ghazy e si intitola "Il Babau è gay e viola"

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Vorrei parlare di Dipsy, Laa-Laa e Po. È una questione importante.
Dipsy è quello col volto più scuro che si porta sempre appresso un cilindro maculato bianco e nero (lo so, abbastanza inquietante…). Tanto per spiegarci, il vostro amico più particolare. Laa-Laa ha un'antenna a forma di ricciolo. E direi che non c'è null'altro da aggiungere. Po va in giro in monopattino e sa farsi benvolere. Un po' come un collega burlone. Ma ora, affrontati questi nostri amici "normali", veniamo a quello "diverso".

Si tratta di Tinky-Winky.
Parliamone. Tinky è  maschio. Fin qui tutto ok. Tinky è viola. Antenna triangolare. Ok, nulla di strano. Ma arriviamo ora all'aspetto che più ci interessa, l'oggetto preferito di Tinky. Trattasi di una borsa. Una borsa rossa. Ok, per chi è un po' duro di comprendonio, e ancora non ci fosse arrivato, ecco gli elementi del puzzle (sono talmente chiari, perbacco, dove avete la testa…): nel 1999 tal Falwell, reverendo della Liberty University a Lynchburg in Virginia, ha scritto in un articolo che Tinky «è viola, come il colore dei Gay Pride, e la sua antenna è a triangolo proprio come il simbolo del Gay-Pride».

E non finisce qui. In Polonia la parlamentare Sowinska, della ultracattolica Lega delle famiglie polacche, se ne esce fuori con questa storia della borsetta, che «può avere un messaggio omosessuale nascosto. Rischia di mandare un messaggio sbagliato ai bambini». Ok, facciamo mente locale. Stiamo parlando dei Teletubbies, trasmissione per bambini della BBC. Io vorrei solo far notare che si tratta di un cartone dove non si usano i congiuntivi e dove le frasi-tipo (ripetute fino alla nausea perché risultino abbastanza chiare) sono "Tante coccole" e "Ciao Ciao". Dove ogni tanto compaiono dal terreno degli altoparlanti a forma di periscopio dai quali escono suoni o voci e dove si mangiano solo tubbiepappa e tubbietoast. Dove c'è bisogno di Noo-Noo, un aspirapolvere autonomo che ripulisce perché i teletubbies non riescono a mangiare senza sporcare…

Ora, che la politica sia priva di argomenti e incapace di focalizzare l'attenzione sui reali problemi sociali da cui partire per migliorare la vita dei cittadini si era capito. Che lo strapotere mediatico dei gay faccia paura, anche. Ma credo che la Sowinska debba un attimo farsi un infuso di camomilla. Tinky Winky, che la vogliamo criminalizzare per la sua borsetta rossa o meno, è tutt'intorno a noi, tutti i giorni. Affrontiamola allora mentre siamo al supermercato, o al lavoro. Insieme a Laa-Laa, Dipsy e Po. Perché se esiste, esiste quanto loro.

Preoccupiamoci piuttosto che i nostri bambini guardinola stessa televisione dove circolano reality che passano concetti diseducativi o perlomeno ambigui. O se proprio vogliamo prendercela con i cartoni, date un'occhiata a certe trovate giapponesi dove ci si ammazza a go-go. O ancora, se c'è qualcosa su cui possono concentrarsi gli psicologi infantili dell'équipe richiesta dalla ultracattolica Sowinska per avanzare un'inchiesta su Tinky e amichetti vari, potrebbe essere la maniacale passione che i bambini di mezzo mondo hanno sviluppato per John Cena, l'incontrastato eroe del wrestling, la cui mossa finale, vi dico solo questo, è la F-U, acronimo di Fuck You! (si solleva l'avversario sopra le proprie spalle e poi lo si scaglia a terra). Beh, a me il viola è sempre piaciuto. E a questo punto direi che ai nostri bambini un po' di Tinky Winky non può di certo far male.

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venerdì, 01 giugno 2007 - 21:06

vita vissuta

Tutto sta iniziando a perdere importanza, a poco a poco.
Mi affanno, inutilmente: alla fine non rimane nulla.

Nel mentre, sono anche diventata vegetariana.
Lacto-ovo-vegetariana, per essere precisi, ma tendente al "lacto", più che all'"ovo".

È in queste occasioni che ti accorgi di come le persone abbiano bisogno di stabilità, di certezze, di "normalità", di regole non scritte che tutti dovrebbero rispettare.
Se decido di non mangiare qualcosa perché contiene strutto, mia madre, per dirne una, mi accusa di avere troppe fisime.
Se le faccio notare che, di solito, un cibo che contiene strutto è molto calorico e io non ho certo bisogno di ingrassare, non risponde.
Alcuni parenti non lo sanno ancora, ma conoscendoli so immaginare quello che direbbero.

Prima o poi si abitueranno, non gliene faccio certo una colpa.

Non è importante.

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